Green Day Milano, 10 novembre 2009


(Riporto qui una piccola recensione che avevo scritto sul mio precedente blog, la cui piattaforma di hosting non funziona più)

————————————

Ragazzi… da dove cominciare?!?! Io sinceramente non lo so, forse dall’indescrivibile emozione di vedere tutti i membri dei Green Day a una cinquantina di centimetri di distanza? O dal fatto di avere visto due bellissimi concerti finalmente con gli amici? O aver visto Tré Cool suonare la chitarra e BJ la batteria? Ma procediamo con ordine.

Dopo aver acquistato i biglietti a marzo, si doveva attendere la bellezza di quasi otto mesi per vedere i GD (che sta per Green Day, non gemellidiversi) live… un’eternità… che poi si è rivelata invece molto più veloce del previsto.

Arriva così il fatidico 10 novembre 2009, data del concerto di Milano al Forum, secondo me uno dei posti più belli dove andare a vedere un concerto, che unisce un’infrastruttura ben rodata per le manifestazioni musicali e (di solito) anche un pubblico preparato sui testi delle canzoni.

Dopo aver superato una coda in cui eravamo super-pressati (calcolate che non potevo neanche guardare che ore erano da tale schiacciamento) alle ore 18.30 aprono i cancelli e si entra al Forum, precipitandosi subito in prima fila, visto che noi avevamo il biglietto parterre. Arriva il gruppo spalla, i “Prima Donna” che nonostante l’iniziale impressione piuttosto ilare sul loro abbigliamento e pettinatura, devo dire che hanno suonato veramente bene, con un front-man ginnico e agitato che ha saputo scaldare ottimamente il pubblico. Bravi.

Dopo i Prima donna, breve pausa ed entra in scena il mitico coniglio rosa che si scola la birra: il preludio dell’entrata in scena dei GD. Pubblico già in delirio, che si esalta ancora di più quando entrano in scena i GD al ritmo di Song Of The Century, che viene emessa dalle cassa ma non suonata.

Si apre con la title-track 21st century breakdown, seguita da Know Your Enemy, East Jesus Nowhere (in cui il pubblico dirige l’intro dicendo “and we will see how godless nation we’ve become”) in cui già BJ chiama qualcuno dei fan: -who wants to be saved?- chiede… una ragazza viene prescelta ma lei non sa bene cosa deve fare (male male, non si può arrivare impreparati a queste occasioni!!!) e allora si inverte con BJ: lui si inginocchia e alla fine della song lei lo spinge per terra…cercate video su youtube e capirete meglio.

Si passa poi ad una parentesi (poi ripresa nel primo encore) di American Idiot: la fantastica Holiday, The Static Age (con un passaggio di sax molto azzeccato che la rende ancora migliore) e la prima chicca che mi mancava dal 2005: Give Me Novacaine…mi piace un sacco…drain the pressure from the swelling/the sensation is overwhelming.. mamma mia!!! Mamma mia anche per il caldo: su questa canzone dalla pedana sotto la batteria di Tre escono delle fiammate di oltre 2 metri che riscaldano la già movimentata atmosfera.

Si va dunque avanti con  Are We The Waiting, St. Jimmy  e Boulevard Of Broken Dreams: il pubblico conosce tutto il testo e i GD si inginocchiano… beh direi che è un bel riconoscimento, che verrà poi ripreso più avanti dopo King for a day. A questo punto BJ sfodera la sua amata Blue e si scatena: sforna infatti 2000 Light Years Away dall’album Kerplunk, canzone bellissima, veloce e spettacolare dedicata “all’amore da lontano”…dovrò procurarmi anche io una malachite… Segue un altro grande classico “Hitchin’ A Ride” introdotta da Eine kleine Nachtmusik di Mozart che tutti avete sentito almeno una volta nella vita anche se non sapete che il titolo sia quello. Vi rimando ancora a youtube.

Poi, grande accoppiata Welcome to Paradise/When I come around intervallata dalle brevi cover di Sweet home Alabama e Sweet child o’mine con BJ che imita la voce di Axl Rose con risultato abbastanza divertente. È giunto il momento dei grandi classici intramontabili: in serie vengono suonate Brain Stew (introdotta brevemente da Highway to Hell degli Ac/dc), Jaded, Longview, Basket Case e She. Durante Longview vengono chiamati sul palco a cantare tre fan: uno per ogni strofa. In questo caso un ragazzo (direi molto bravo a cimentarsi) e due ragazze (la loro voce invece era un po’ coperta dagli strumenti), che poi vengono costretti da BJ a fare stage diving sulla folla…per chi non lo sapesse: è quando qualcuno si butta a peso morto dal palco sulla folla e questo qualcuno (se è fortunato e se la folla non si sposta) viene spostato sulle mani, come se facesse il morto nell’acqua, più o meno.

Ora i GD si travestono: è il momento di “King-for-a-dayyyyyyyyyyyy!!!!”: BJ con boa nero e cappello da poliziotto, mike con occhiali oversize, coda e cerchietto orecchiuto, tre in versione attempata signora con cappello da concorso ippico, occhiali e reggiseno rosso continuamente palpeggiato, Jason White con cappello da pirata e Jason Freese in versione Harry Potter. Tra i vari eeee ooooo eeee oooo che condiscono tutto il concerto ed in particolare questa canzone, i GD ci piazzano dentro un bel po’ di brevi cover: Shout, Stand By Me, Satisfaction e gran finale con Hey Jude. Tutto il forum canta a BJ afferma “that’s why you are better then America!”. Eheh son soddisfazioni!!!

Chitarra acustica on stage ed è il momento di 21 guns, anche qui il Forum si scatena e tutti cantano per poi finire questa lunga prima parte con un altro grande classico, Minority, in cui il front-man from Oakland presenta tutta la sua band.

Pausa. Encore 1. I GD partono con American Idiot e Jesus Of Suburbia, per la gioia di chi non le avesse sentite nel 2005: “solita” esecuzione impeccabile per lasciare spazio all’encore 2: solo BJ sulla passerella centrale che suona la chitarra acustica per concludere il concerto con gli ultimi tre brani Last Night On Earth, Wake Me Up When September Ends e Good Riddance (Time Of Your Life). Inutile dirlo, anche qui il Forum dimostra come gli italiani sappiano cantare e dare certe soddisfazioni a chi viene a suonare.

E così è finita la prima serata…tra fuoco, fiamme, fuochi d’artificio e BJ che ha mostrato il sedere non so a quale canzone (credo dopo St. Jimmy, correggetemi in caso), sono riuscito a fare anche qualche foto degne di nota… per Milano è tutto, a breve articolo su Torino!!!

It’s something unpredictable, but in the end is right, I hope you have the time of your life…

————————————

Green Day Milano, 10 novembre 2009 – Mediolanum Forum Assago

Song of the century (intro, non suonata)

  1. 21st century breakdown
  2. Know your enemy
  3. East Jesus nowhere
  4. Holiday
  5. The static age
  6. Give me novacaine
  7. Are we the waiting
  8. St. Jimmy
  9. Boulevard of broken dreams
  10. 2000 light years away
  11. Hitchin’ a ride
  12. Welcome to Paradise
  13. When I come around
  14. Sweet home Alabama/Sweet child o’mine
  15. Highway to hell/brain stew
  16. Jaded
  17. Longview
  18. Basket case
  19. She
  20. King for a day
  21. Shout/Stand By Me/Satisfaction/Hey Jude
  22. 21 guns
  23. Minority
  24. American idiot
  25. Jesus of suburbia
  26. Last night on earth
  27. Wake me up when september ends
  28. Good riddance (time of your life)

prova-b

(Una delle foto che sono riuscito a scattare dalla prima fila… yay! © Paolo Gianfrate)

Annunci

Green Day Torino, 12 novembre 2009


(Riporto qui una piccola recensione che avevo scritto sul mio precedente blog, la cui piattaforma di hosting non funziona più)

TORINOOOOOOOOOOOOOOOOO

Green Day  @ Palaolimpico Torino, 12 novembre 2009

Avendo puntato più sull’ultima data europea (appunto, Torino), non sono andato a Bologna, perdendomi Coming Clean e Going to Pasalacqua… Va beh, sarà per il prossimo tour.

Per quanto riguarda invece Torino, dopo un po’ di tribolazioni e strade sbagliate, riusciamo a  trovare il Palaolimpico, e parcheggiamo proprio a due passi. Segue coda di rito, con una povera ragazza non molto alta davanti a noi che stava per rimanere soffocata: io a Milano, in coda, avevo gente tutta più alta di me e non vedevo niente.

Dunque, alle 18.30 aprono i cancelli, entriamo, alcuni devono togliere la cintura con le borchie (non so come abbiano fatto a tener su i pantaloni dopo) e lasciamo lo zaino: qui il guardaroba è molto meglio organizzato che a Milano e dopo il concerto non si perderà tempo.

Ore 19.30 è il turno del gruppo spalla, i Prima Donna, con degli ospiti sul palco… escono insieme a loro, infatti, vari personaggi travestiti nei modi più improbabili che li “disturbano” in ogni modo: li lavano, gli lanciano la carta igienica (in quantità industriale)… ma chi saranno mai? E’ presto detto (e non ci vuole molto a intuirlo) sono i Green Day già on stage: Tré in versione pseudo-Ray Mysterio con maschera, canotta e gonnellino hawaiano (!!!!), Mike in giacca, cravatta, parruccone riccio e occhiali alla Paris Hilton, BJ casual con maschera rossa che sembra un po’ quella di V per Vendetta, Jason on versione cowboy e gli altri membri della crew che sebbene non siano travestiti fanno comunque sentire la loro presenza. I Prima Donna ringraziano il pubblico, i GD presenti, salutano e se ne vanno, ma non definitivamente… torneranno in scena durante King for a day.

Breve pausa, ovazione per il coniglio rosa che si scola la birra alla goccia e si aggira ubriaco aizzando la folla ed arriva l’ora dell’ultima data europea del 2009 prima del tour in Australia e Giappone, i GD entrano in scena su Song of the century e iniziano con 21st century breakdown, continuando con Know your enemy: ma a questo punto c’è un colpo di scena. BJ, forse notando che il pubblico è un po’ più freddino di Milano, SALE NEL PRIMO ANELLO e si fa tutte le scale, mandando al settimo cielo i fan presenti in quel settore, che lo abbracciano calorosamente, e dando qualche grattacapo alla security.

BJ poi scrive su un pannello della scenografia con una bomboletta “I love Italy”… non è mica da tutti i giorni! Speriamo che dopo il tour mondiale e le uscite negli stadi di Manchester, Wembley e Parigi a giugno, facciano una capatina anche qui…

A situazione ristabilita, si procede con East Jesus nowhere e BJ prende dal pubblico una bella ragazza fornita di cerchietto da diavoletta… che poi indosserà lui con un’espressione tra il pensoso e l’imbufalito. Si procede con Holiday  (who want to start a fuckin’ waaaaaaaaaaaaaaaar?!?!?!??!), The static age (con gran pezzo di sax), Give me novacaine (con le fiamme, sempre molto apprezzata), Are we the waiting, St. Jimmy, Boulevard of broken dreams e poi sorpresa: primo cambiamento, Murder City, traccia 11 dell’ultimo album… canzone gradita anche se dell’ultimo album io avrei scelto altro… vedi alla voce viva la Gloria ma sopratutto Horseshoes and Handgrenades, che mi sa che dovremo aspettare non so quanto per sentirla… sempre se la sentiremo.

Dopo Hitchin’ a ride, i GD proseguono dunque con i cambiamenti: stavolta grande scelta con Maria (direttamente dall’International Superhits) e Dominated love slave, in cui Tré suona la Blue e BJ va invece alla batteria scatenandosi come un bambino! E’ stata una scena molto divertente! E poi, quando ricapita di vedere Tré alla chitarra? Per altro non se l’è cavata neanche male. La scelta di andare a Torino al posto che Bologna sembra ripagare.
Arriva il momento della parentesi grandi classici: When I come around, (stavolta niente Welcome to Paradise, ma tanto noi l’abbiamo già sentita a Milano) Highway to Hell/Brain stew, Jaded, Longview, Basket case e She. Da segnalare, durante Longview, una ragazza, tirata su dal pubblico per cantare, da gli occhiali da vista a BJ e lui li appoggia sulla pedana della batteria… a fine esecuzione la ragazza si aggira smarrita per il palco (molto ma molto smarrita, sembrava non capisse più niente…) per il palco e BJ le ridà gli occhiali poi costringendola al solito stage dive.

Come canonica scaletta i GD vanno avanti con King for a day (per descrizione particolareggiata vi rimando al commento di Milano), la serie di cover Shout /Satisfaction/Hey Jude  a cui si aggiunge Break on Through (to the other side) dei Doors. Chitarra acustica ed è il momento di 21 guns e poi vediamo live American Eulogy, in una versione che a momenti fa crollare il palazzetto.
Pausa. E Minority? Calma… al rientro sul palco arrivano puntualissimi American Idiot e Jesus of Suburbia per poi concludere l’encore 1 con la suddetta Minority.

E così giunto anche il set acustico finale, con l’esecuzione di Last night on earth, Wake me up when september ends e Good riddance.

Fine delle trasmissioni… e appuntamento alla prossima, si spera il più presto possibile!!!

 

SCALETTA

  1. 21st century breakdown
  2. Know your enemy
  3. East Jesus nowhere
  4. Holiday
  5. The static age
  6. Give me novacaine
  7. Are we the waiting
  8. Jimmy
  9. Boulevard of broken dreams
  10. Murder city

Eine kleine Nachtmusik

  1. Hitchin’ a ride
  2. Maria
  3. Dominated love slave (Trè alla chitarra e Bj alla batteria)
  4. When I come around
  5. Highway to hell/Brain stew
  6. Jaded
  7. Longview
  8. Basket case
  9. She
  10. King for a day
  11. Shout /Satisfaction/Hey Jude
  12. 21 guns
  13. American Eulogy

Encore 1

  1. American Idiot
  2. Jesus of Suburbia
  3. Minority

Encore 2

  1. Last night on earth
  2. Wake me up when september ends
  3. Good riddance

(qui una delle foto che ho scattato, © Paolo Gianfrate)

4169623410_37ee8a8761_-bbbbbb-b

 

 

Recensione “¡Uno!”, Green Day


¡Uno!”, “¡Dos!”, “¡Tré!” sono i nomi dei rispettivi tre album dei Green Day che usciranno a breve distanza uno dall’altro (settembre, novembre 2012 e gennaio 2013). Oggi è il giorno della recensione di ¡Uno!, il primo lavoro uscito dopo l’ultimo “21st century breakdown” del 2009 di cui trovate una mia recensione qui.

Quando ho saputo di tale trilogia (parlo dei primi mesi del 2011), sono rimasto abbastanza sorpreso: tra American Idiot e 21st century breakdown erano passati ben 5 anni e l’ultimo concerto che avevo visto era datato 2010, quindi la prima cosa che ho pensato è stata “bene, dovrò aspettare meno del previsto per vederli live!”. Purtroppo però i GD non hanno suonato a Bologna e quindi mi toccherà contare i giorni fino all’annuncio delle date 2013. Tra l’altro, sarebbe stata una ghiotta occasione per sentire qualcosa dal vivo in prima persona prima dell’uscita del disco.

Prima di passare alla recensione vera e propria colgo l’occasione per fare un’introduzione. Qualcosa di interessante si poteva già sentire a fine 2011, quando su youtube sono apparse diverse registrazioni di un concerto dei Green Day al locale Red 7 di Austin in Texas (17-11-2011). La qualità purtroppo era pessima, ma si poteva intuire già uno stile tipo Foxboro Hot Tubs e pre-American Idiot: 23 canzoni in un mix di nuovi brani e qualche vecchia conoscenza. Se vi può interessare, trovate qui buona parte del concerto, anche se l’audio lascia abbastanza a desiderare.

Tra agosto e settembre 2012, poi, si sono susseguite diverse anteprime, singoli, video e cover su youtube riguardanti ¡Uno! che hanno trasformato la mia sorpresa in qualche dubbio: l’ascolto del primo singolo e la visione del relativo video (Oh Love) non mi avevano convinto molto. OK, non bisogna giudicare da un video e da una singola canzone, ma il pezzo mi sembrava deboluccio come primo singolo (e, effettivamente, lo è, se confrontato con gli altri brani dell’album) e il relativo video aveva un’inizio da soft-core che non è esattamente ciò a cui i GD ci hanno abituato, e neanche Sam Bayer, a dirla tutta. Fortunatamente pochi giorni dopo “Let yourself go” mi ha tirato su un pò il morale. Anzi, dire “un pò” è riduttivo, visto che è poi si è rivelato il brano più veloce del CD e forse anche il brano migliore!

Così, per saperne sempre di più e volendo chiarirmi le idee su cosa stessero combinando i GD, un pò di tempo fa avevo ceduto alla curiosità e mi ero messo a cercare (ancora su youtube) qualcosa di interessante e significativo, nella segreta speranza di avere qualche riscontro. La ricerca è stata piuttosto soddisfacente: alla voce “live at echoplex green day” si poteva avere un’anteprima piuttosto succosa in versione live, registrata da fan vari durante uno show dell’8/06/2012 a Los Angeles, e pure con un audio decente rispetto al suddetto Red Seven. Il 13 settembre ho letto la review di Rollingstone.com, che mi sembrava molto positiva e poi, come tutti ben saprete, lo show dell’iHeart radio (del 22 settembre) ha contribuito a far parlare dei GD e di Billie Joe in particolare.

Ma passiamo alla mia recensione dell’ultima fatica del trio californiano. ¡Uno! è dunque il primo di tre album che, a detta di Billie Joe, “saranno come la musica di un party, o meglio, ¡Uno! è la preparazione;¡Dos! è la festa e ¡Tré! l’after-party”. Il CD presenta 12 tracce per circa 42 minuti di musica, meno di American Idiot (58 minuti) e di 21st (ben 70) con la seguente track-list:

1. Nuclear Family
2. Stay The Night
3. Carpe Diem
4. Let Yourself Go
5. Kill The DJ
6. Fell For You
7. Loss Of Control
8. Troublemaker
9. Angel Blue
10. Sweet 16
11. Rusty James
12. Oh Love

L’inizio è particolarmente chiaro con Nuclear Family e Stay the night: c’è poco da spartire con i due precedenti lavori. La prima sembra proprio un conto alla rovescia all’inizio di un “nuovo” modo di suonare, un cambio di genere dai precedenti due album (I said/Ten, nine, eight, seven, six, five/, four, three/5-4-3-2-1). Qui non ci sono troppe sovraincisioni, cori, coretti, ma pochi fronzoli e una linea di basso-batteria che accomuna quasi tutti i brani. Ma sopratttutto niente impegno politico a profusione: un lavoro piuttosto “disimpegnato“, divertente e ben fatto: un classico punk-pop-rock dai testi abbastanza semplici che richiamano tematiche degli album pre-Idiot, quasi fosse una sorta di ritorno alle origini al sound orecchiabile di Nimrod e, più vagamente, di Warning. Quest’ultimo album è, per esempio, particolarmente richiamato nelle ultime canzoni Rusty James e Sweet 16, che tra l’altro ha lo stesso titolo una canzone di Billy Idol, artista che i GD hanno coverizzato più volte con “Dancing with myself”.

A proposito di tematiche poco impegnate politicamente, la seconda canzone Stay the night viene dedicata ai sentimenti per la ragazza di turno, recitando “I’m just sick and tired of feeling so alone/Well, I don’t understand the point if you got to go home/why won’t you stay and cure the circles round my eyes/and we can watch the stars until the sun begins to rise“… chi ha detto 1,039 e Kerplunk? A che vi ho sentiti!

Per rimanere in tema, si prosegue poi con una vera e propria dichiarazione d’intenti, Carpe Diem, il cui ritornello recita “Carpe Diem, A battle Cry/Aren’t we all too young to die/Ask a reason and No reply/Aren’t we all too young to die“, che suona un pò Cheap Trick (Surrender, ancora, coverizzata dai GD in diverse occasioni [e, permettetemi, che versione!]). E poi, Fell For You, con le sensazioni della cotta adolescenziale (esagero?) “Had a dream that I kissed your lips/And it felt so true/Then I woke up as a nervous wreck/And I fell for you”.

Dopo Carpe Diem, è il momento di Let Yourself Go, uno dei pezzi migliori dell’album. Veloce, punk, incazzato. Cosa chiedere di più? I primi due versi sono il biglietto da visita: Shut your mouth ’cause you’re talking too much/And I don’t give a fuck anyway!!!. Non vedo l’ora di vederla live (di persona). Segue, e non posso non dedicarci una parentesi, Kill The DJ, l’ultimo singolo uscito e trasmesso per radio in questi giorni. Il brano all’inizio mi sembrava bruttino ma poi l’ho rivalutato, merito del ritmo ipnotico e della misteriosità del testo, in cui sembra che il trio abbia nascosto qualche critica (alla chiesa? alla società che ti usa e ti butta? non è chiaro). Anche qui devo dire che il video mi ha lasciato abbastanza sorpreso, nonché la ripetuta trasmissione in radio, insieme a Oh Love, cosa che non era successa per nessun brano all’uscita di 21st century breakdown. Beh Know your enemy, era il singolo di lancio, ma comunque trasmesso in maniera meno “massiva“, diciamo. Discorso ben diverso per il singolo 21 guns che si sentiva in ogni dove a ogni ora, ma non all’uscita dell’album, bensì in concomitanza del lancio  dello spettacolo teatrale di American Idiot. Ritornando alla track-list, Oh Love conclude questo primo assaggio della trilogia: un brano, messo infine al disco, che secondo me lascia un pò il tempo che trova: mi sembra più una pausa tra questo album e il prossimo in uscita a novembre.

Concludendo, ¡Uno!, ha secondo me ha il gran pregio di essere molto diretto, semplice e “spensierato“, con alcuni pezzi forti (Let Yourself Go, Stay the night [consigliatissima la versione a Reading di pochi giorni fa], e Angel Blue che vi lascio scoprire senza dilungarmi): un lavoro fresco che torna ai vecchi GD dopo i precedenti album impegnati (per contenuti e arrangiamenti vari). Un lavoro che i fan di lunga data non potranno non apprezzare e che potrà far riscoprire ai fan “dell’ultima ora” (quelli dall’Idiot in poi) un sound meno articolato e più easy.

Qualche critica? Quella che si può fare maggiormente è che forse può sembrare un lavoro troppo leggero e non molto ricco di idee. Io dico che non si può pretendere che ogni nuovo album sia un capolavoro come American Idiot (e intendo tutto l’album, non la singola canzone). Inoltre, manca di una ballata o comunque uno o due lenti per prendere un pò di fiato tra una canzone e l’altra. Anche la copertina non è che mi esalti molto… ma si sa, i Green Day danno il loro meglio live (iHeart radio a parte, mi sa!)

Ultima cosa, dal mio punto di vista, se questo è il pre-show… come sarà ¡Dos!? Le premesse per sentire ancora un sano punk-rock ci sono tutte!

uno!
Eccovi “Uno!” in versione vinile, a lato del mostro sacro Bob Dylan e il suo nuovo album “Tempest”. Notare anche gli altri capolavori sottostanti.

***Per ALTRI PUNTI DI VISTA CRITICI, potete leggere la pagina dedicata ad ¡Uno! su wikipedia inglese, a questo indirizzo: trovate un paragrafo (Critical reception) dedicato alle recensioni dei maggiori magazine musicali inglesi e americani***